Southern Europe Traveller's Guide - Guida di Trieste e Riviera

  

 Trieste la  sua Riviera     Guida illustrata

 

Badestrand Sirena (Grignano)

Porto di Trieste

Spiagge della Riviera triestina

Spiagge naturiste della Riviera

 

Duino - Foresteria del Castello

La parete, coperta da una folta vegetazione, si lascia esplorare attraverso i suoi ripidi sentieri. Dall'alto, il panorama è stupendo. Sullo sfondo, la foce dell'Isonzo, con l'Isola della Cona; a destra, il castello di Duino, che domina il golfo dall'alto del suo promontorio bianco a strapiombo sul mare; a sinistra, Trieste e l'Istria, con Punta Salvore alla sua estremità occidentale.

Guida al Centro di Trieste

 

CitGuidtCentraTrieste

TRIESTE CITTA' IMPERIALE

In Trieste, all'epoca terza città dell’Austria-Ungheria dopo Vienna e Budapest, e con più abitanti di Praga, fino al 1914 hanno transitato, in mescolanza di lingue e di stili di vita, principi di dinastie regnanti, nobili e aristocratici, politici potenti, generali e ammiragli. Al teatro dell’opera, costruito seguendo il disegno della Scala di Milano, si alternavano autori e attori, cantanti e musicisti tra i più grandi del momento. Basti fare il nome di alcuni artisti provenienti dalla vicina Italia: Giuseppe Verdi, Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio, Edmondo De Amicis. 

 

Triestine Coastal Road S.S. 14

 

 

Alloggiavano nell’allora "Grand Hotel et de la Ville", dove si sfoggiava eleganza e ricchezza, curiosità intellettuale e cultura aperta. Dove, come in altri alberghi triestini dell’epoca, nel ristorante allietato dalle note di Johann Strauss si ricercavano e si gustavano i sapori della tradizione balcanica. I cuochi erano spesso austriaci o ungheresi. Standovi gomito a gomito in cucina e in macelleria, alcuni triestini appresero ben presto, e si tramandarono fino ad oggi, quei segreti e accorgimenti artigianali di preparazione e confezione di pietanze, dolci, salumi e zuppe che riproducono i sapori di una tradizione irripetibile e unica.

 

 

 

Rilke Promenade

>> il CLIMA a TRIESTE

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Castello imperiale di Miramar

Ghetto Israelita

Duino

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Kaffeepause : Café di Trieste

 

Trieste e la sua Riviera

Cosi' inaspettata, cosi' piacevole.

 

 

In Piazza dell' Unità , epicentro della città e tradizionale punto di incontro dei tour turistici , accompagnano il visitatore impressionanti edifici neoclassici, la cui sontuosità architettonica ha pochi pari in Europa ed è  testimonianza  del periodo in cui la città è stata lo sbocco al Mediterraneo dell' Impero d'Austria e d'Ungheria.

E' difficile resistere al richiamo dei numerosi Caffè all'aperto, per godersi una pausa e ripensare allo splendido viaggio: là , verso il porto, dove la città sembra immergersi nel mare. Trieste è inclusa pittorescamente tra mare e colline nell' Adriatico. Attorno alla grande città commerciale si estende quella che nel secolo scorso veniva denominata l' Imperialregia Riviera.

Da Monfalcone a Trieste la costa è  quasi rettilinea, non molto alta ma rocciosa e dirupata; la vegetazione è  ricca e di tipo meridionale; il quadro panoramico, specie nei pressi di Miramare di Trieste, fa pensare alla riviera ligure.

 Dopo Trieste, l’arco costiero s’incurva nei due grandi valloni di Muggia e Capodistria, profondi golfi dove la costa bassa, a spiaggia, si alterna a quella moderatamente alta e rocciosa.

La Costiera Triestina è dominata, a ovest, dall'imponente complesso del Castello di Duino, formato da due fortilizi documentati dal 1363 (ma il castello inferiore dovrebbe essere stato innalzato intorno al Mille). È arroccato su uno sperone di roccia che scende a strapiombo nel mare e sovrasta il piccolo porto turistico del paese.

Chi ama il mare profondo, le rocce scoscese e la natura selvaggia trova di rara bellezza la Costiera Triestina, intagliata da insenature e piccole spiagge, dove è piacevole prendere il sole e tuffarsi in mare. Le rocce sono quelle del Carso che arrivano fino al mare, ricoperte da una straordinaria vegetazione mediterranea, in cui si mescolano mirti, oleandri, ginestre, lecci , cipressi, pini marittimi, olivi ,fichi, sambuchi, rosmarini e lauri. Il Carso, che scende a strapiombo nel mare, quasi tuffandosi, offre alcune spiagge nascoste da tutto e da tutti, scogli su cui distendersi per assaporare, con assoluta tranquillità, il canto del mare, piccole baie protette dal vento dove, anche d'inverno, si può godere della dolce carezza del sole.

La Costiera fino a Trieste e nel tratto oltre Muggia, è un susseguirsi di insenature, piccole baie e scogli.

La strada costiera triestina è considerata dalla WTO ( World Tourism Organization )  tra le strade più belle di tutto il  mondo !!!!

DA VEDERE IN CITTA'

  • Musei del Canal Grande (Palazzo Gopcevich) : di gusto neorinascimentale, l’edificio venne progettato dall’architetto Berlam nel 1850 per un ricco mercante di origine macedone. Si affaccia sul Canal Grande.
  • Canal Grande: fu scavato nel 1700 per consentire ai velieri di attraccare nel cuore della città.
  • Palazzo Carciotti: si affaccia sulle rive del Mediterraneo  il più pregevole esempio di costruzione neoclassica triestina, progettato dall’architetto Pertsch nel 1805. Vasto e raffinato palazzo di rappresentanza dell’omonimo commerciante greco. La sua bellezza è legata alle sue proporzioni, ma, soprattutto, come gran parte dell’architettura triestina, alla facciata, che presenta uno zoccolo a bugnato sopra cui vi sono sei colonne bianche ioniche scanalate. L’edificio si conclude con una cupola in rame con un’aquila in bronzo.
  • Piazza della Borsa: possiede un perimetro triangolare ed è delimitata da edifici diversi per epoca e stile. La piazza ruota attorno all’edificio della Borsa Vecchia, opera dell’architetto Mollari. D’impronta neoclassica, possiede un pronao delimitato da quattro grandi colonne doriche che creano una vasta zona di passaggio. All’esterno sono inserite statue allegoriche raffiguranti l’Asia, Vulcano, Europa, Africa, Mercurio, America. Alla sua destra vi è Palazzo Dreher (Borsa nuova), che si inserisce nella piazza con la sua facciata curva e fastosa. Al centro troviamo la colonna con statua bronzea dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo del 1673. Sulla sinistra da ammirare è palazzo Romano del 1760-70, modificato nel 1919, significativo esempio di barocco triestino.
  • Casa Bartoli: progettata dall’architetto Max Fabiani in perfetto Jugendstil e risalente al 1905, è connotata da ampie superfici vetrate e da una decorazione a graffito.
  • Piazza dell’Unità o Piazza Grande: il “salotto” di Trieste fin da quando si chiamava piazza Francesco Giuseppe. Di recente trasformata (1999 – 2001) dall’architetto francese Huet, si presenta come un ampio (16.000 mq) e regolarissimo rettangolo, delimitato da imponenti palazzi di stile viennese: fra le costruzioni che si affacciano su di essa spicca il Palazzo Comunale, opera in stile eclettico dell’architetto Bruni del 1872: il palazzo ha una elaborata struttura data dall’unione di due ali laterali e di un corpo centrale, decorato ed ornato dalla Torre dell’Orologio, sovrastata da due personaggi che fanno parte del folklore di Trieste: “Micheze” e “Jacheze”, statue in bronzo che, con il loro movimento, fungono da batacchio alla campana della torre. Completano la prospettiva il Palazzo del Lloyd Austriaco, edificio in stile rinascimentale che ospitava una delle più antiche società di navigazione (le cui navi portarono in tutto il mondo il nome della città), architettato dall’austriaco Heinrich von Ferstel. Restano da citare il Palazzo Vanoli, edificio in stile liberty del 1875, e, a fianco, Palazzo Pitteri, dell’architetto Moro (1780), unico superstite della piazza antecedente il 1870, d’impronta classicista. Da non perdere anche la barocca colonna celebrativa con la statua di Carlo VI, considerato l’artefice delle fortune triestine perché istituì il Porto franco, la settecentesca fontana dei Quattro Continenti e l’ottocentesca casa Stratti, sede dello storico Caffè degli Specchi.
  • Palazzo del Governo: l’opera del 1905 fu realizzata quale sede della Luogotenenza imperiale dall’architetto viennese Hartmann. Caratteristica principale della bella facciata è la vasta balconata coperta, a sovrastare l’alto porticato centrale, ed ingentilita dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore (dove si riconoscono disegni, testine allegoriche e medaglioni con la croce dei Savoia) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. Dai saloni, ma soprattutto dal loggiato, si gode una suggestiva vista sulla piazza, sul porto e sul Golfo, fino ad arrivare, nei giorni di particolare limpidezza, alle  Alpi meridionali. Tutto ciò, sommato alla ricchezza ed all’ incredibile sontuosa eleganza degli interni, fa del palazzo triestino uno dei più prestigiosi d’Italia.
  • Castello di San Giusto: posto sull’omonimo colle, domina la città di Trieste. Fu costruito dai governatori di Venezia a partire dal 1368. All’interno è stato istituito il Museo Civico, che contiene alcune interessanti opere d’arte locale ed una splendida ed esauriente collezione d’armi che deriva dai lasciti di facoltose famiglie triestine. La vista della città che si gode dalle mura, dai bastioni e dai camminamenti è decisamente da non perdere; da qui si può distinguere il confine tra la cosiddetta “Cittavecchia”, contraddistinta da viuzze tortuose, scalinate e vicoletti, che arrivava fino a poco oltre il Teatro Romano, ed il settecentesco borgo Teresiano, così chiamato da Maria Teresa d’Austria, che si estende, con rigore geometrico, oltre il Corso.
  • Orto Lapidario: conserva i reperti antichi trovati in zona e collezionati da Domenico Rossetti ed ospita anche il cenotafio (in stile neoclassico) dell’archeologo tedesco Winkelmann.
  • Castello Imperiale di Miramare: sorse per volontà di Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe, che, nel 1850, giunse a Trieste per la prima volta con la moglie Carlotta del Belgio. Divenuto contrammiraglio della flotta austriaca, decise, nel 1854, di stabilirsi in città. Dopo aver individuato nel promontorio di Miramare il sito dove ergere la propria dimora, affidò la realizzazione di un castello all’architetto Junker (1856) indicandogli linee progettuali ben precise. L’assetto interno rispecchia le tendenze dell’epoca e conserva perfettamente gli arredi: è estremamente sontuoso, possiede stanze di stile ed ambientazione diverse; all’esterno il parco fu particolarmente seguito da Massimiliano, che vi fece trasportare piante rare ed esotiche, ricordo dei suoi numerosi viaggi. Massimiliano, divenuto imperatore,  venne assassinato dai rivoltosi in Messico e si narra che Carlotta, dopo la morte del suo amato, abbia perso la ragione. Vi risiedettero a lungo anche l'imperatrice Sissi (Elisabetta d'Austria) e l'arciduchessa Stefania ( vedova di Rodolfo, l'erede al trono ). Tra le altre cose si segnalano, poco distanti dal cancello di ingresso al parco, le Scuderie, oggi divenute sede espositiva, il Castelletto e le numerose sculture che decorano spiazzi e vialetti.
  • Caffè Tommaseo: è indubbiamente uno fra i più antichi Caffè di Trieste. Fu aperto nel 1830 da un padovano, Tomaso Marcato, che gli diede il proprio nome. Il locale divenne subito meta preferita di artisti e commercianti e, nel 1848, venne ribattezzato, in onore dello scrittore e patriota dalmata Tommaseo. Fra le specialità offerte dal Caffè Tomaso c’era il gelato. Una curiosità emersa dagli archivi del locale è che, con un contratto di acquisto, stilato il 29 settembre del 1830, pare ne fosse entrata in possesso la contessa Lipomana, nome sotto il quale si nascondeva nientemeno che Carolina Bonaparte, la vedova di Gioacchino Murat. Altro fatto degno di nota è che l’edificio che ospita il locale è, dal 7 aprile 1954, tutelato come monumento storico e artistico, sorte che divide con altri caffè prestigiosi, un nome per tutti il Caffè Greco a Roma, in via Condotti.
  • Caffè S. Marco: fu luogo di ritrovo di lettori di quotidiani, giocatori di biliardo, ma sfortunatamente anche di rinnegati irredentisti e laboratorio per la preparazione di passaporti falsi che sarebbero serviti per disertare dal servizio militare fuggendo oltreconfine in Italia. Così l’attività del Caffè fu bruscamente interrotta il 23 maggio 1915 quando, nel giorno della dichiarazione di guerra a tradimento da parte del Regno d'Italia, in massa i triestini di fede austriaca lo devastarono. Tutto il Caffè segue lo stile della Secessione viennese che, abbinato allo stile floreale, gli conferisce un’incredibile suggestione. Interessanti sono i nudi dipinti sui medaglioni alle pareti. Di grande effetto le innumerevoli foglie di caffè che rappresentano una costante nella decorazione con il loro ripetersi ossessivo e, al tempo stesso, rassicurante. Ci sono i tavolini di marmo con la gamba di ghisa che si eleva su un piedistallo sorretto da zampe di leone, quel leone di San Marco, voluto dal primo proprietario per celebrare il proprio nome.  Il Caffè è molto amato dagli scacchisti per la particolare disposizione dei tavolini.
  • Caffè Tergesteo: fin dal 1863 si trovava di fronte allo storico Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” con tavolini all’aperto. Da notare le vetrate colorate che raffigurano episodi della storia triestina. Ad esso Umberto Saba dedicò una lirica raccolta nel Canzoniere (“Caffè Tergeste… tu concili l’italo e lo slavo, a tarda notte, lungo il tuo bigliardo”).
  • Tergesteo: palazzone costruito nella prima metà dell’Ottocento da una società di commercianti triestini e realizzata dal Bruyn. La facciata principale è arricchita da sculture, ma la caratteristica principale dell’edificio è la galleria a crociera con volta vetrata.
  • Chiesa di S. Silvestro o Erloeserkirche (Cristo salvatore): la più antica della città, che si dice essere stata edificata nel luogo dove sorgeva la casa delle martiri Eufemia e Tecla. In virtù della sue caratteristiche peculiari e della sua rilevanza storica la Basilica è stata dichiarata monumento nazionale. E' luogo di culto della Comunità Evangelica Riformata, che comprende sia la comunità protestante Elvetica che quella Valdese. La chiesa fu edificata in stile romanico attorno alla metà del XII secolo per volere del vescovo Bernardo: presenta una pianta di forma irregolare priva di abside, con una navata centrale e due navate laterali minori separate da un colonnato a tre elementi. Il soffitto è a capriata. Nel presbiterio, a cui si accede salendo tre gradini, è contenuta una tavola marmorea raffigurante la Cena del Signore su cui poggia una Bibbia. Alle sue spalle è appeso un crocifisso in ferro battuto risalente al 1700. Su una colonna è riconoscibile una sinopia medievale, cioè il disegno preparatorio di un affresco che veniva preventivamente realizzato sull’intonaco. La volta è decorata al centro con la raffigurazione di un agnello a simboleggiare la purezza. I resti degli affreschi che ancora si possono vedere risalgono all’inizio del XIV secolo: quelli a destra rappresentano scene della vita dell’Imperatore Costantino, quelli a sinistra raffigurano l’Annunciazione.
  • Monastero benedettino di S. Cipriano: conserva quasi intatti alcuni ambienti e possiede dipinti e sculture di pregio, eseguiti fra il Tre - Cinquecento, ed oggetti d’argenteria che costituivano il corredo dell’annessa chiesa. Il monastero è sede di uno dei pochi conventi di suore di clausura ancora esistenti in Italia e la presenza dell’Ordine è attestato sin dalla fine del 1200.
  • Basilica paleocristiana: vicino al Castello di S. Giusto si trovano i resti della basilica romana o tribunale costruita intorno al 100 d. C. Da notare sono il banco ed il trono in pietra dei magistrati.
  • Chiesa di S. Antonio Nuovo: splendido esempio d’architettura neoclassica, è opera del triestino Pietro Nobile; fu terminata nel 1842 e riprende modi e stile del Pantheon.
  • Chiesa di S. Maria Maggiore: nota come “Chiesa dei gesuiti o Jesuitenkirche”, conserva belle opere ottocentesche, come un grande affresco dei Santi, una scultura dei friulano Bearzi ed alcune tempere del Bison, nonché una tela del Sassoferrato raffigurante la Madonna della Salute. Fu eretta nel 1627-82 ed ampliata da Andrea Pozzo.
  • Chiesa di S. Spiridione:  ortodossa, fu progettata nel 1869 dall’architetto milanese Carlo Maciachini, con evidente gusto neobizantino con pianta a croce greca. L’interno è arricchito da numerose opere d’arte: davanti all’altare principale pende un enorme lume ad olio donato dallo zar di Russia Paolo I durante la sua visita alla città nel 1782. La principessa russa Giulia Samojlova donò un ricco vangelo, rivestito in oro ed argento. 
  • Chiesa di S. Nicola: greco – ortodossa completata dall’architetto Pertsch nel 1821.
  • Chiesa Evangelico Luterana: edificio protestante in stile neogotico, progettata alla fine del secolo scorso dall’austriaco Zimmerman, si distingue per le belle vetrate provenienti dalla Baviera.
  • Cattedrale di S. Giusto: risultato dell’unione di due precedenti basiliche: la navata principale (XIV secolo), infatti, riunisce le due chiese di S. Giusto, Patrono della città,  e dell’Assunta e vi sono due troni e due banchi. Suggestivo è il mosaico raffigurante il Cristo, S. Giusto e S. Servolo e l’abside dedicata a S. Apollinare. L’edificio è impreziosito da uno splendido rosone gotico, inserito nella pietra arenaria di cui sono fatti la facciata ed il campanile. All’interno, nella Cappella del Tesoro, si può vedere la famosa alabarda di S. Sergio, stemma di Trieste.
  • Museo Civico Sartorio: bellissimo museo,contiene opere come l’Adorazione dei Magi di Palma il Giovane, la Sacra Conversazione di Bartolomeo Montagna, una Madonna del Sassoferrato, una ricca collezione di disegni di Giambattista Tiepolo e  belle ceramiche.  
  • Museo del Mare: famoso anche all’estero per le ricche collezioni di modelli originali di navi di ogni epoca, ospita cimeli di Josef Ressel, l’inventore dell’elica. Una sala è dedicata a Marconi ed alla nave Elettra.
  • Faro della Vittoria: opera dell’architetto triestino Berlam e dello scultore Mayer, il bianco Faro illumina il Golfo di Trieste. I lavori iniziarono nel febbraio 1923 e si conclusero il 24 maggio 1927. Il faro è costituito da un ampio basamento comprendente anche il bastione del preesistente forte austriaco ed è ricoperto di pietre d’Istria. Sopra la colonna monumentale vi è un “capitello” a sostegno della “coffa”, così chiamata in chiari termini marinareschi, in cui è inserita la lanterna, la cui gabbia è realizzata in bronzo e cristallo, coperta da una cupola in bronzo con decorazioni a squame. All’apice della cupola svetta la statua in rame della Vittoria.E tra i piu' potenti al mondo, senz'altro il maggiore nel Mediterraneo.
  • Grotta Gigante: situata nell’omonimo Borgo, a soli 15 km dalla città. Si tratta della più grande caverna aperta al pubblico in tutta la terra (Guinnes dei primati), con i suoi 65 mt di larghezza, 280 mt di lunghezza ed una volta a cupola di 107 mt con sbalorditive formazioni a “canna d’organo”. Si distingue anche per la ricchezza delle stalattiti e stalagmiti e per le concentrazioni di calcite che ricoprono le pareti. Potrebbe ospitare, cupolone compreso, la basilica di San Pietro. All’interno della grotta trova installazione, inoltre, una sensibilissima strumentazione scientifica, costituita da sismografi e pendoli geodetici, che rendono l’ambiente un laboratorio davvero unico.
  • Riserva Marina di Miramare: è un'area protetta situata ai piedi dell’omonimo promontorio. L’ambiente, di tipo marino - costiero, è roccioso verso riva, via via più sabbioso spingendosi in mare aperto (fino ad una profondità massima di 18 mt). Trattandosi di un ambiente protetto, esso si presenta ad elevata biodiversità, elemento che fa della Riserva stessa un ambiente unico e di gran pregio. All’interno del parco di Miramare è visitabile uno splendido Giardino Tropicale.
  • Kleine Berlin: complesso di gallerie antiaere realizzato dai Tedeschi come ricovero per i propri soldati e la popolazione  nella zona del Tribunale nel periodo del secondo conflitto mondiale.
  • Museo Revoltella: è una galleria di arte moderna fondata nel 1872 dal barone Pasquale Revoltella. Le opere esposte oggi sono centinaia tra dipinti e sculture, conservate in un’ambientazione estremamente suggestiva che si snoda su due palazzi e sei piani di esposizione. Terrazza bar.
  • Arco di Riccardo: fatto erigere da Ottaviano nel 33 a .C. La leggenda narra che l’arco sia legato alla memoria di Riccardo Cuor di Leone che, di ritorno dalla Terra Santa, sarebbe stato tenuto prigioniero a Trieste. In realtà il nome deriverebbe dal Cardus Maximus della città romana.
  • Casa Pancera: notevole espressione dell’architettura triestina dovuta a Matteo Pertsch nel 1818.
  • Chiesa di S. Michele al Carnale: struttura gotica del XIV secolo.
  • Resti romani: da ammirare sono il tempio capitolino del I secolo d. C., resti della cavea e della scena di un teatro capace di 6000 spettatori, che risale ai primi del II secolo d.C. Dietro sorge un piccolo Antiquarium con reperti di un’abitazione del I secolo d.c. e di un sepolcreto del  II secolo, utilizzato fino al VI secolo. Altri resti di colonne e architravi sono visibili un po' in tutta la Cittavecchia
  • Piazza Ponterosso: antica piazza del borgo teresiano, che prese il nome dal ponte levatoio in legno che univa le due sponde del Canal Grande; ospita una fontana settecentesca sormontata dalla popolare figura del “Giovannin”.
  • Museo “Scaramangà di Altomonte”: contiene una piccola, ma importante collezione di storia ed arte triestina.
  • Corso : è il luogo del tradizionale “liston” (passeggiata). Per questa via centrale passarono nel 1914, diretti a Vienna, i feretri della coppia arciducale assassinata a Sarajevo.
  • Salone degli Incanti: centro espositivo nel grande edificio progettato nel 1913 da Giorgio Polli che ospitò, nell’interno a vetri, il caratteristico mercato del pesce. In un’ala sormontata dalla graziosa mole della Torre dell’Orologio, è sistemato l’Acquario marino, che custodisce affascinanti esemplari della fauna marina dell’Adriatico.
  • Piazza Oberdan: si apre sul luogo ove nel 1882 il terrorista Guglielmo Oberdan fu impiccato dagli Austriaci per aver gettato una bomba che uccise e ferì molti triestini.
  • Stazione marittima ( Palacrociere): costruzione progettata nel 1930 dal Nordio. Di là dalla stazione si protende il Molo Audace (o San Carlo), tradizionale passeggiata dei Triestini, bellissima soprattutto al tramonto con le luci del porto.
  • Sinagoga: considerata una delle più belle ed ampie esistenti al mondo, fu costruita tra il 1902 ed il 1910 su progetto degli architetti R. ed A. Berlam, i quali sembrano si siano ispirati alle rovine della città di Baalbek, in Asia Minore, ritenendo di ravvisare in quelle costruzioni i caratteri architettonici più prossimi al popolo ebraico.
  • Foiba di Basovizza: abisso naturale diffuso nei terreni carsici, in origine un pozzo minerario, fu scavata all’inizio del XX secolo per intercettare una vena di carbone, ma presto abbandonata per la scarsa produttività. Il 1 maggio 1945,  anzichè liberare le loro città di Lubiana o Zagabria i comunisti jugoslavi filotitini corsero invece a impadronirsi di Trieste, dove trovarono le ultime unità tedesche in ritirata a seguito della sollevazione popolare cittadina organizzata dal CLN guidato da don Marzari. Gli slavi piu' che a catturare i tedeschi e i fascisti si occuparono di eliminare i triestini antifascisti cattolici e italiani, in pratica chiunque non si fosse piegato alla causa jugoslavo comunista di annettere Trieste. I numerosi corpi furono  fatti scomparire in brevissimo tempo, all’interno della preesistenti voragini. Nel 1992, con Decreto del Presidente della Repubblica, la Foiba è stata dichiarata monumento nazionale. Oggi rimane una lastra di pietra, sul davanti della quale è riportata un passo di una preghiera ed è contraddistinta da una grande croce. A lato si trova, tra i vari cippi commemorativi, una rappresentazione grafica della sezione del pozzo, con indicate le quote relative ai vari ritrovamenti e stratificazioni.
  • Risiera di San Sabba: stabilimento per la pilatura del riso edificato nel 1913, venne utilizzato dopo l’8 settembre 1943 dall’efferato occupatore nazista come campo di prigionia e destinato in seguito allo smistamento dei deportati diretti in Germania e Polonia, al deposito dei beni razziati ed alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, banditi partigiani, detenuti politici ma anche di poveri Ebrei. Il 4 aprile 1944 venne messo in funzione anche un forno crematorio. Poi fu usato dagli aguzzini partigiani titini jugoslavi per le loro efferatezze durante i tragici 40 giorni dell'occupazione di Trieste. In seguito fu campo profughi per gli istriani cacciati dagli jugoslavi. Nel 1965 la Risiera di San Sabba fu dichiarata Monumento Nazionale con decreto del Presidente della Repubblica.

 

Il Castello Imperiale

 di Miramar

A Castle for Lovers, a Lovers' Castle

"E quale fascino ha per lui il mare che all'improvviso, dopo che il treno aveva superato uno stretto passaggio tra due pareti rocciose, appare con le sue rive coperte dai molti alberi di fico, di ulivo e le grandi distese di viti, mentre da lontano apparivano, tra le cupolose collinette di terra che sembravano entrare in mare... prima i palazzetti bianchi e i giardini, poi la superba baia di Trieste, con la città e ancora sopra una rupe s'alza in mezzo al mare, il bellissimo e candido palazzo di Miramare."

 

Bus 36 ( 0.80 € ) or sea boat line  2.70 €

 2 Milioni di visitatori ogni anno

E' proprio un obbligo la visita del Castello imperiale di Miramare  col suo sontuoso parco ......

Miramar fu costruito come residenza e nido d'amore dell'arciduca Maximilian e sua moglie Charlotte. Egli pero' non poté vivere nel suo castello che per pochi anni. Maximilian infatti fu poi nominato imperatore del Messico.Il Castello di Miramare venne costruito su progetto dell'architetto Carlo Iunker, tra il 1856 e il 1860, ed è uno dei più completi esempi di residenza principesca del 1800. Lo stile, seguendo la moda del tempo, raccoglie gli spunti delle architetture delle epoche passate, fondendole in un complesso edificio, la cui unità è data dall'uso della pietra bianca d ' Istria . L'arciduca Massimiliano fece erigere il Castello come sua dimora, ma la costruzione fu ultimata dopo la sua partenza per il Messico dove nel 1864 fu nominato imperatore e poi fucilato nel 1867 dagli insorti repubblicani guidati da Benito Juarez. Dal 1931 al 1937 il Castello fu residenza del duca d'Aosta e dal 1943 al 1954 ospitò vari comandi militari stranieri. Nel 1955 è stato dichiarato Museo Storico Statale. E' affidato alla Soprintendenza i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici del Friuli Venezia Giulia, che ne cura il restauro, riallestendo nello stile d ' origine le parti alterate dal tempo e dalle modifiche eseguite per adattarlo a residenza negli anni tra il 1931 e il 1955. Il parco di Miramare è uno stupendo e ampio giardino alla italiana esteso sul promontorio che interrompe a metà circa la costa del golfo triestino, fra Trieste e Sistiana. Vialetti, pergolati e scale invitano il visitatore a scoprire, poco a poco, seguendo le discrete indicazioni poste lungo il percorso, le riproduzioni di sculture di gusto classico, disseminate tra il verde. Il parco vanta una grande varietà di alberi provenienti dal Messico, dall'Africa, dal Libano, e di piante, fra cui notevoli i glicini cinesi del pergolato del piazzale d'ingresso al Castello e di fiori, alcuni anche rari. Salendo più in alto, vi è il piazzale nel cui centro si trova la grande statua in bronzo di Massimigliano affacciata sul mare, opera dello scultore Giovanni Schilling di Dresda. Continuando a salire si arriva al cancello, tra due gallerie, sopra le quali la vegetazione selvatica tipica del Carso si confonde con la zona del parco, realizzata in gran parte con terra di riporto stesa sui pendii. Dall'ingresso del viale Miramare si giunge in breve a uno spiazzo con al centro una fontana: a sinistra prospetta il Castello, a picco sul mare; dal lato di fronte, chiuso da una balaustra, si a una bella vista sul mare e in basso sul pittoresco porticciolo, dal quale l'arciduca salpò per il Messico; alla estremità del molo c'è una sfinge egizia, unica presenza a Miramare della collezione di reperti egizi, curata da Massimiliano.

La costruzione é una delle più belle dimore storiche del Mediterraneo, circondata da un Parco di 22 ettari ( visita gratuita ) con piante da tutti i Paesi del mondo. Qui ha sede anche il Parco Tropicale, l'unico del suo genere nel Nord del Mediterraneo , aperto ( a pagamento ) tutti i giorni fino ad un'ora prima del tramonto.

 

“La mia città che in ogni parte è viva, ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita pensosa e schiva”. Trieste, città singolare, così viva eppure capace di proteggere la “vita pensosa e schiva” di Umberto Saba. La città anche di Svevo, che fu cara a Joyce. E’ una città diversa dietro ogni angolo.

Accogliente e signorile padrona di casa, piacevole e facile da visitare, si presenta come un paesaggio in cui si fondono un mare azzurro (con uno dei lungomari più belli e caratteristici d’Europa), un altopiano (quello Carsico) con le tipiche doline e le grotte, un contesto storico e artistico affascinante e la parte nuova della città.

Quella parte nuova voluta da Maria Teresa d'Austria che bonificò le saline e abbattè le mura medioevali, trasformando Trieste in uno dei principali porti d'Europa. Il nucleo della città venne così spostato dal colle alla pianura, intorno al canale d'attracco dei velieri, il Canal Grande, che s’inoltra sin nel cuore della città. I nuovi quartieri, le cui strade sono ad angolo retto, si sono sviluppati seguendo i criteri di razionalità ed eleganza formale del gusto neoclassico.

Trieste nel XVIII secolo è divenuta la città degli affari e del commercio, ma ha  mantenuto le sue radici mediterranee senza mai nasconderle nè dimenticarle, bensì mantenendo i suoi  ritmi meridionali e la sua gioia di vivere.

 

Dolcezza mediterranea lungo

la Costiera Triestina.

 

 

 

 Un costone roccioso di una decina di kilometri, alto dai 200 ai 450 metri, di calcare e arenaria, rivolto a sud-ovest, protetto dai venti freddi e riscaldato dal sole, costituisce una felice isola di clima mediterraneo rispetto a una zona dal clima sub-continentale freddo e umido.
Gennaio, con le sue giornate limpide e fredde, e l'assenza di vacanzieri motorizzati, è il periodo ideale, in cui si avverte maggiormente il contrasto. Quando la laguna di Venezia è ghiacciata e le campagne friulane sono spoglie e desolate, lungo la costiera triestina il clima e la vegetazione sempreverde dà qui la sensazione di essere a diverse centinaia di chilometri più a sud, o di essere in aprile.


La leggera e costante corrente marina meridionale proveniente dalla Dalmazia, percorre tiepida il golfo in senso antiorario, mantenendo l'acqua limpida, il che ci permette di ammirare i fondali sottocosta. Con un pò di fortuna si può incontrare una razza, una tartaruga, o un delfino. Il litorale è vario e frastagliato: spiagge ghiaiose e ciotolose si alternano a complessi rocciosi che formano piccoli arcipelaghi di massi; insenature assolate ci invitano al bagno (di sole!! ma qualche ardito lo fa anche in mare...). Acqua  sgorga in più punti dalle rocce a mò di piccolo fiume, che nasce e sfocia dopo pochi metri.

 

 

 


La parete, coperta da una folta vegetazione, si lascia esplorare attraverso i suoi ripidi sentieri. Dall'alto, il panorama è stupendo. Sullo sfondo, la foce dell'Isonzo, con l'Isola della Cona; a destra, il castello di Duino, che domina il golfo dall'alto del suo promontorio bianco a strapiombo sul mare; a sinistra, Trieste e l'Istria, con Punta Salvore alla sua estremità occidentale.

 


Proseguendo il nostro viaggio verso sud, dopo alcuni chilometri di natura selvaggia, incontriamo le prime villette immerse nel verde. Man mano che si procede, la zona è sempre più antropizzata, fino ad arrivare all'ottocentesco castello di Miramare, con l'antistante riserva marina, in cui è vietato ogni tipo di navigazione. Si può passare al largo, alla volta di Trieste, o magari distanziarsi dalla costa, per ammirare il panorama del golfo nel suo complesso.

 


L'itinerario  qui descritto sommariamente è un pout-pourri di paesaggi e di ambienti tipici del Mediterraneo, che qui però troviamo raccolti in poche decine di chilometri quadrati.

 

E in questa città così razionale e bella la cultura e la storia permeano strade e piazze e i “luoghi” della cultura sono ovunque: i caffé, come la Cattedrale . 

Ma anche Piazza dell’Unità, il salotto ottocentesco della città, dove sorge il Palazzo Comunale  la cui Torre dell'Orologio, è sovrastata da due personaggi che fanno parte del folclore di Trieste: "Micheze" e "Iacheze", statue in bronzo che con il loro movimento fungono da batacchio alla campana della torre.

Sul lato nord-est, poi, piazza dell’Unità è chiusa da Palazzo Stratti, con, al piano terra, il celebre Caffè degli Specchi uno degli "storici" Caffè triestini  che, con il Tommaseo, il Caffè-Pasticceria Pirona ed il San Marco tanta parte ebbero nella storia e nella cultura locali.

Piazza della Borsa, centro economico e amministrativo della città, racconta l’altra faccia di questa città. Mercantile e abile affarista, ponte fra culture e popoli, che possiede uno dei porti più importanti del Mediterraneo.  E per questo ruolo di crocevia culturale, sociale e religioso, sono tanti gli edifici dedicati ad altri culti che non siano quiello cattolico. Fra questi la serbo-ortodossa Chiesa di San Spiridione, il Tempio Israelitico, ispirato alle rovine di Baalbek; l'antica Chiesa greco-ortodossa di San Nicolò dei Greci e la Chiesa Evangelica, edificio neogotico risalente alla fine dei secolo scorso.   Da visitare la Grotta Gigante, magnifica caverna ricca di stalattiti e stalagmiti e le risorgive del fiume Timavo, che, dopo aver formato le grotte di S. Canziano e di  Trebiciano, percorre un lungo cammino sotterraneo per tornare poi improvvisamente alla luce, formando una specie di grandiosa sorgente, in prossimità dell’Adriatico. 

È subito la Trieste del caffè e del teatro, dell’albergo di lusso e del ristorante alla moda nei giorni della belle époque. Ad essa, ritornata all’Austria, nel 1850 fu concesso lo statuto speciale di città-provincia con ampia autonomia anche legislativa della quale godette fino all’inizio della Grande Guerra nel 1914. Il luogo dove circolavano personaggi e cittadini di stirpe germanica, balcanica o slava, provenienti dall’Europa centrale, quella detta appunto Mitteleuropa, o dai paesi balcanici, per ragioni di commercio o di studio, ma anche per svago o villeggiatura: a Barcola, sobborgo balneare costellato di ville, a Sistiana, a Miramare…

 

Il luogo dove gente di varia etnia, lingua o religione viveva un interscambio fertile e vivace. Al giorno d’oggi si parla tanto della costruzione di una società multietnica e interreligiosa: ecco, la realtà socio-politica nella Trieste degli Asburgo aveva un indirizzo culturale cosmopolita. Lo testimoniano la chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione come quella greco-orientale dedicata alla Santissima Trinità e a San Nicolò, il tempio israelitico, il più imponente in Europa, come l’edificio della "Vecchia Luogotenenza" del quale scrive il Benco: "… un palazzo di forma mediterranea, di colore orientale e di spirito tedesco, la cui loggia quasi aiuta il suo dissolversi nell’aria e nel colore, un palazzo che campa di luce".

 

Certo, i sentimenti nazionali esistenti ma trattenuti, addirittura soffocati, non entravano ancora in gioco. Tutto roteava attorno al potere di Vienna e si guardava a quel punto centrale subendone l’influsso. È l’epoca in cui fioriva il Decadentismo, l’arte cioè che nasce dal guardare all’interno di sé, dal parlare per simboli e immagini; e, con Freud, l’epoca della scienza dell’introspezione e della psicanalisi. È il momento in cui si avvertono i primi sintomi della crisi morale dell’individuo come la sua solitudine, ben rappresentata da autori come Musil, von Hofmannsthal, Rilke, Kafka, Svevo, Mann… Qui trascorse alquanto tempo James Joyce, l’autore di Ulisse, il libro che apre la strada al romanzo moderno con i suoi sbalzi da uno stile all’altro e da una lingua all’altra, con svariati riferimenti letterari e culturali, con un viaggio nella coscienza e nell’incoscienza. Senza dubbio quella Trieste l’ha aiutato.

 

Boemi, tedeschi, greci, austriaci, ungheresi, ebrei, sloveni… convivevano in Trieste, dove sorse la stazione ferroviaria per i collegamenti con il vasto retroterra, passando per Opicina. Sulle rive traffico di merci, attracco di bragozzi e trabaccoli, di grandi velieri che facevano anche servizio passeggeri. La gente che sbarcava affollava poi i caffè, restati celebri: quello degli Specchi a palazzo Stratti e il Tommaseo, punto d’incontro per intellettuali e artisti, o il Tergesteo, nell’omonima galleria a crociera dove si passeggiava al coperto.

 

In Trieste, terza città dell’impero austro-ungarico, hanno transitato, in mescolanza di lingue e di stili di vita, principi di dinastie regnanti, nobili e aristocratici, politici potenti, generali e ammiragli. Al teatro dell’opera, costruito seguendo il disegno della Scala di Milano, si alternavano autori e attori, cantanti e musicisti tra i più grandi del momento. Basti fare il nome di alcuni italiani: Giuseppe Verdi, Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio, Edmondo De Amicis… Alloggiavano nell’allora "Grand Hotel et de la Ville", dove si sfoggiava eleganza e ricchezza, curiosità intellettuale e cultura aperta. Dove, come in altri alberghi triestini dell’epoca, nel ristorante allietato dalle note di Johann Strauss si ricercavano e si gustavano i sapori della tradizione balcanica. I cuochi erano spesso austriaci o ungheresi. Standovi gomito a gomito in cucina e in macelleria, alcuni triestini appresero ben presto, e si tramandarono fino ad oggi, quei segreti e accorgimenti artigianali di preparazione e confezione di pietanze, dolci, salumi e zuppe che riproducono i sapori di una tradizione irripetibile e unica.

Commercio, irredentismo e letteratura

 

Fondato nel lontano 1830, il Caffè Tommaseo era ritrovo della Trieste "ufficiale", dei ricchi uomini d'affari e dei mercanti. Il decoro, ancora oggi, è un liberty raffinato ed elegante. Altra musica, invece, sotto le volte del Caffè San Marco che, dal 1914 in poi fu il punto d'incontro degli irredentisti triestini. Dagli anni '20 la sua fama, oltre che alle torte - di origine viennese, com'è ovvio - fu dovuta alla letteratura: ai tavolini sedettero Saba, Svevo e perfino James Joyce che, impiegato a Trieste come insegnante di inglese, scrisse qui i primi capitoli della saga del suo visionario Ulisse. Nel tratto di via Crispi compreso tra via Piccolomini e via Rossetti, c’è la casa dove Umberto Saba visse con la moglie Lina. Le sue poesie, raccolte nel Canzoniere, vennero scritte nel periodo in cui il poeta lavorava presso la libreria antiquaria che, ancora oggi, si trova al numero 30 di via San Nicolò. Se una parte dell'anima cittadina si affaccia apertamente verso il mare, verso il mondo enorme, la sua seconda estremità sale verso le rocce del Carso. Il bianco altopiano, alle spalle di Trieste, contiene il legame della città con la terra, con il vino e la cacciagione, con l'enorme passione dei triestini per la vita all'aria aperta. Per decenni, la gente che voleva raggiungere il Carso traforato di enormi grotte ha usato “il tram”. La linea per Opicina continua ad essere il tradizionale mezzo per una gita fuori porta. A causa della ripida pendenza, il tram, dopo un breve tratto su una linea normale, viene agganciato a delle motrici che lo issano lungo il tratto di funicolare oltre il quale, tra prati e case sparse, si sale a tornanti verso i boschi e le rocce del Carso. I sentieri, i boschi, gli enormi antri della Grotta Gigante e le trattorie sono le mete più amate. Davanti agli occhi la splendida immagine di Trieste, acquattata tranquillamente nel suo grande golfo al confine tra due mondi.

 

Piazza Grande

 

L'ampio selciato della piazza potrebbe contenere tutti i segreti di Trieste. Ma a chi non è mai stato seduto almeno un'ora a un tavolo del Caffè degli Specchi, su Piazza Grande , riesce difficile comprenderlo. Il traffico che ronza sul lungomare è fatto di auto di tutti i Paesi dell'Est che, dall'epoca degli imperatori romani, hanno su questa banchine il loro inevitabile sbocco al mare.

Profumi d’Asburgo e di Mitteleuropa

 

La mole imponente del palazzo del Lloyd Triestino, la più antica compagnia di navigazione dell'Adriatico, nata nel 1830, fa pensare al mare, alle spezie, a luoghi lontanissimi. La fontana dei Quattro Continenti riporta all'epoca d'oro dei commerci oceanici, a quel '700 in cui, anche se l’Australia non era ancora stata scoperta, le navi di Trieste avevano un loro posto importante nei porti di tutto il mondo. Dalle vie che fiancheggiano il Palazzo Comunale, la gente cammina verso il centro, profumato d'Asburgo e di Mitteleuropa. Se poi non dispiace passeggiare, allora è Miramare la meta obbligatoria per restare in sintonia con le atmosfere cittadine. Il castello, voluto dall’arciduca Massimiliano d’Asburgo e terminato nel 1860, venne poco frequentato dal sovrano prima che egli partisse per il Messico dove sarebbe stato fucilato nel 1867. “E' una città bellissima” - scrisse di Trieste Guido Piovene- “in modo libero, creativo, forse anche perché non è oppressa dalla bellezza artistica e non ha monumenti eccezionali”. Più che l'arte il commercio, dunque. Tra palazzi liberty del Canal Grande, come quello che un tempo ospitava l'Hotel de la Ville, negli anni dello splendore triestino meta del gotha della nobiltà europea, chiese ortodosse e sinagoghe, gli odori delle spezie e gli scaffali degli antichi negozi sono ancora di casa nel grande porto dell'Impero. Custode nel suo cuore di forti correnti culturali, battaglie politiche e pagine impetuose, ognuna con i suoi luoghi di ritrovo nei caffè storici.

 

 

La Passeggiata  Rilke

 Rainer Maria Rilke's great cycle of ten elegies named after the castle on the Adriatic had its inception, according to Rilke's host at Castle Duino, Maria von Thurn und Taxis-Hohenlohe, on the morning of January 21, 1912. Interrupted by the First World War, the cycle of ten elegies was completed only a decade later.
The two great complementary poem cycles, Duino Elegies and Sonnets to Orpheus, are not only the result of an extraordinary kind of contact with the unseen world; they are an attempt to understand that world, and to understand it in its holistic relationship to the visible. tangible, world. 

According to National Geographic this is one of the most beautiful Promenades of the world.

Running on the top of a perpendicular shoreless cliff on the sea and reaching the castle of Duino is a meaningful example of the Mediterranean smoothness.
The path has been named after the poet Rainer Maria Rilke, who wrote his Elegies to Duino (Duineser Elegien) during his long staying in the castle.

A footpath along the white cliffs, "towering against the sea, like foothills of human existence," as the German poet Rainer Maria Rilke put it.